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MUSICA A COLORI
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Cordofoni
Gli strumenti cordofoni hanno solitamente una cassa armonica con la funzione di amplificare il suono, una tastiera che consente di determinare l'altezza della nota da eseguire, il ponte che consente di ancorare le corde sullo strumento, e le chiavette (o meccaniche) con cui le corde possono essere allentate o tese, per accordare lo strumento.
Per realizzare le corde si utilizza l'acciaio, il bronzo, il nichel, il nylon o le budella animali.
I primi cordofoni vennero costruiti nella preistoria: veniva tesa una corda fra le estremità di un'asta di legno flessibile, formando una struttura molto simile a quella di un arco, tanto che si pensa che inizialmente venissero utilizzati gli stessi archi da caccia. Soltanto in seguito lo strumento venne dotato di una cassa armonica ottenuta da noci di cocco svuotate, altra frutta dal rivestimento duro, ma anche zucche tagliate a metà o altri oggetti che si prestassero ad amplificare il suono prodotto dal pizzicamento delle corde o dallo sfregamento di queste con un altro arco di dimensioni ridotte, abbozzo del moderno archetto.
si dividono:
A corde strofinate,(ad arco)
Violino,Viola,Violoncello,Contabbasso,ecc
A corde pizzicate
Arpa,Chitarra,Cetra,Banjo,Basso,Clavicembalo,ecc
A corde percosse
Celesta,Pianofote,Clavicordo..
Cordofoni (altrimenti detti strumenti a corda) sono strumenti musicali che producono il suono attraverso le vibrazioni prodotte dalle corde di cui sono dotati.Un esempio di strumento che viene usato in orchestra e:
L'Arpa
L'arpa è uno strumento musicale cordofono a pizzico, dotato di 47 corde tese tra la cassa di risonanza e una mensola, con un'estensione di 6 ottave e mezza e intonato in do bemolle maggiore. I suoni estranei a questa tonalità si possono ottenere agendo su 7 pedali a doppia tacca; ogni corda è in grado di produrre tre note diverse ed è possibile costruire una scala cromatica. L'arpa è costituita complessivamente da 1.415 pezzi differenti che sono necessari alla sua fabbricazione.
L'arpa ha un'origine antichissima, deriva dal cosiddetto arco musicale. I primi ad avere in uso l'arpa furono gli Egiziani circa nel 3000 a.C.. Se ne conserva un esemplare che è stato datato circa al 2700 a. C. ritrovato a Ur (nell'odierno Iraq) da sir Leonard Woolley. L'arpa di cui parliamo era curvilinea e viene ancora costruita in Africa.
Clavicembalo
Con il termine clavicembalo si indica una famiglia di strumenti musicali a corde di origine italiana, dotati di tastiera, tra questi il più noto e il grande strumento attualmente chiamato clavicembalo, ma anche i più piccoli >strong>Virginali e la Spinetta.
Questi strumenti generano il suono pizzicando una corda e non colpendola, come avviene nel pianoforte o nel clavicordo. La famiglia del clavicembalo ha probabilmente avuto origine quando una tastiera è stata adattata su di un salterio, fornendo così un mezzo per pizzicare le corde. Il termine stesso deriva dal latino clavis, chiave intesa come il meccanismo che utilizza il movimento del tasto per azionare il leverismo retrostante, e cymbalum, antico strumento musicale che veniva suonato arpeggiando o pizzicando le corde.
Tutti i tipi di clavicembalo hanno un funzionamento simile:
La linguetta è una semplice leva che ruota intorno ad un asse costituito da una spina che passa attraverso un foro.
L'attuatore è un pezzo di legno rettangolare che si trova perpendicolarmente alla fine del tasto, tenuto in posizione da due guide di legno.
Nell'attuatore, un plettro fuoriesce quasi orizzontalmente, (normalmente il plettro è leggermente inclinato verso l'alto) e passa subito sotto la corda. Anticamente i plettri venivano realizzati con penne di corvo o in cuoio, mentre quelli moderni utilizzano materiali plastici.
Quando la parte anteriore del tasto viene pigiata, la parte posteriore si solleva, così come l'attuatore e il plettro pizzica la corda.
Quando il tasto si abbassa, l'attuatore ricade verso il basso per il proprio peso e il plettro si piega all'indietro per superare la corda. Ciò è reso possibile dalla linguetta che regge il plettro, dotata di una molla.
In cima all'attuatore, uno smorzatore in feltro raggiunge la corda evitando che questa continui a vibrare quando il tasto non è più premuto.
Nei tempi d'oro del clavicembalo, ogni tipo di strumento aveva esattamente la sua funzione e un nome ben preciso, oggi questa distinzione è andata sparendo, dal momento che non è facile vedere e sentire materialmente molti di questi strumenti, oggi delle vere e proprie rarità.
Nell'accezione moderna, il termine clavicembalo può indicare sia tutti gli strumenti della famiglia, che - più specificamente - il grande strumento a forma di pianoforte, con un contenitore dalla forma triangolare che ospita sulla sinistra le corde lunghe dei bassi e sulla destra quelle più corte degli alti; caratteristicamente, il profilo è più prolungato di quello di un pianoforte moderno, con una curva più stretta sulla parte obliqua. Un clavicembalo può avere da una a tre corde per ciascuna nota, e in alcuni casi anche di più. Spesso una è da 4 piedi, un'ottava più alta di quella normale da 8 piedi. Le tastiere a singolo manuale sono comuni, specialmente negli strumenti di fattura italiana, mentre in molti altri paesi la tendenza era di produrre strumenti a due manuali.
I virginali possono essere suddivisi in spinetta (il tipo più diffuso, soprattutto in Italia) e muselar o muselaar.
Spinetta
Strumento di dimensioni ridotte, chiamato così forse dal nome del costruttore veneziano J. Spinetus. Questo è il tipo più diffuso di virginale e consiste in uno strumento a corde con le corde impostate ad un angolo con la tastiera di circa 30°. In questo strumento le corde sono troppo vicine per avere un attuatore normale: le corde sono gestite a coppia, con gli attuatori che pizzicano l'una o l'altra con un movimento in direzioni opposte.
Muselar (muselaar)
Nel virginale di tipo muselar la cassa è rettangolare e la disposizione della tastiera solitamente è a destra. Inoltre la disposizione delle corde è leggermente obliqua e queste vengono pizzicate al centro della loro lunghezza. Ciò rende il suono più caldo e ricco, ma con alcune importanti limitazioni: l'azione della mano sinistra è al centro della cassa di risonanza, quindi anche i rumori meccanici vengono amplificati, inoltre la resa sonora delle corde più lunghe e dal suono basso è penalizzata. Un commentatore del diciottesimo secolo scrisse che il muselar "grugnisce nei bassi come un maialino". Nonostante tutto i muselar furono popolari, soprattutto nei paesi di lingua fiamminga.
La pubblicazione della prima musica scritta specificamente per clavicembalo solo risale intorno alla metà del sedicesimo secolo.
Dopo la diffusione del pianoforte, il confronto tra i due strumenti fu inevitabile: al clavicembalo erano quindi attribuiti alcuni vantaggi, ma anche svantaggi. Oltre alle opere per strumento solista, il clavicembalo è molto adatto per l'accompagnamento con lo stile a basso continuo (un ruolo mantenuto nell'opera fino al diciannovesimo secolo).
Durante il XIX secolo il clavicembalo fu pressoché ignorato dai compositori, sostituito dal pianoforte. Tuttavia, nel XX secolo, con il crescente interesse per la musica antica e la ricerca di diverse sonorità, alcuni pezzi sono stati nuovamente scritti per questo strumento
Pianoforte
E'uno strumento musicale in grado di produrre un suono grazie a corde che vengono percosse per mezzo di martelletti azionati da una tastiera.
Fa parte, quindi, dei cordofoni a corde percosse.
Strumento dotato di una tastiera e di corde, il pianoforte è simile al clavicordo e al clavicembalo, dai quali storicamente deriva. I tre strumenti differiscono nel meccanismo di produzione di suono.
Nel clavicembalo, le corde vengono pizzicate da un plettro.
Nel clavicordo, le corde vengono colpite da tangenti che possono rimanere in contatto con la corda stessa in base alla durata dell'azionamento del tasto.
Nel pianoforte, le corde sono colpite da martelletti che immediatamente rimbalzano, permettendo quindi alla corda di vibrare liberamente, fino al rilascio del tasto che provoca l'intervento dello smorzatore.
Esistono due tipi di pianoforte: il pianoforte a coda e il pianoforte verticale. Questi differiscono principalmente nella forma della cassa, che nel primo è orizzontale e a forma d'arpa, mentre nel secondo è verticale e di forma rettangolare.
Lo strumento dispone generalmente di 88 tasti, 52 bianchi e 36 neri, disposti nella classica successione che intervalla gruppi di due e tre tasti neri. Esistono invece alcuni pianoforti (si parla di pochi modelli) che si estendono anche di 9 tasti oltre i normali 88, andando verso il basso.